{"id":11,"date":"2009-10-02T16:24:13","date_gmt":"2009-10-02T14:24:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneivanbonfanti.org\/?p=11"},"modified":"2009-10-02T16:24:13","modified_gmt":"2009-10-02T14:24:13","slug":"un-anno-fa-e-morto-ivan-bonfanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/associazioneivanbonfanti.org\/index.php\/2009\/10\/02\/un-anno-fa-e-morto-ivan-bonfanti\/","title":{"rendered":"Un anno fa \u00e8 morto Ivan Bonfanti"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: x-small;\"><span style=\"font-size: small;\"><span> <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><\/p>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"position: absolute; left: -10000px; top: 418px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;\">Un anno fa \u00e8 morto Ivan Bonfanti. Noi, che allora lavoravamo a \u201cLiberazione\u201d, non ce lo scorderemo mai quel giorno. Ivan era un giovane giornalista, aveva 37 anni, era follemente innamorato del suo lavoro. Era un tipo speciale, passionale, travolgente, molto sicuro di se. Non era uno che passava inosservato. Stava vivendo una storia d\u2019amore molto grande, con Laura, che lavorava anche lei al giornale. Mi ricordo ancora lo scoppio tragico e innaturale del pianto dirotto di Laura, improvviso, incomprensibile. Laura \u00e8 una donna dolcissima, dolcissima, ma non ti aspetti che pianga. \u00a0Erano le tre del pomeriggio del 19 luglio, eravamo appena tornati dal pranzo e Laura ricevette quella telefonata tremenda, agghiacciante, credo da Dino, dal pap\u00e0 di Ivan. Ivan era andato a Vienna, per il matrimonio di un amico.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"position: absolute; left: -10000px; top: 418px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;\">Era molto stanco perch\u00e9 aveva viaggiato, come fanno tutti i trentenni, guidando, per ore e ore, senza riposare, per guadagnare tempo, e poter fare pi\u00f9 cose, sempre sicuro della sua invincibilit\u00e0. In verit\u00e0 Ivan lo sapeva di avere un punto debole. Non so bene che cosa, una specie di flebite alla gamba, cio\u00e8 un grumo di sangue o qualcosa del genere che gli si era formato nella vena e gli dava parecchio fastidio. Mi ricordo che qualche volta, quando giocavamo a pallone insieme, si doveva fermare perch\u00e9 la gamba gli faceva male. Ivan era anche un ottimo giocatore di pallone, un difensore centrale molto robusto e di classe, una volta si sarebbe detto un \u201dlibero\u201d. Era alto pi\u00f9 di un metro e ottanta, atletico, muscoloso. Per\u00f2 quel grumo di sangue era pericoloso, e i dottori glielo avevano detto. Doveva stare attento e prendere delle pillole. Ma Ivan, come tutti i trentenni, se ne fregava. Quella mattina, se ho capito bene, credo dopo la cerimonia, mentre stava per andare a mangiare, il grumo si vendic\u00f2. Sal\u00ec dalla gamba e fin\u00ec al cuore e al cervello. Ivan fu stroncato da un embolo. Perse subito i sensi, mor\u00ec in pochi minuti.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"position: absolute; left: -10000px; top: 418px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;\">Perch\u00e9 vi racconto di Ivan Bonfanti? Perch\u00e9 nella storia del picciolo gruppo di giornalisti che ora \u00e8 la redazione dell\u2019Altro (e di tanti altri amici e compagni che sono a Liberazione) Ivan ha un ruolo importante. Dopo la sua morte mi sono accorto che lui era stato una figura decisiva nella mia formazione professionale. Anche se era molto pi\u00f9 giovane di me. Era un po\u2019 il simbolo dell\u2019esperimento di giornalismo di partito, di sinistra, impegnato e liberale che portammo avanti a Liberazione per circa quattro anni, e che fin\u00ec male. E\u2019 stato una figura decisiva per due ragioni. La prima \u00e8 il suo spirito anarchico. Proprio anarchico: non voleva governare e non voleva essere governato. La seconda \u00e8 la sua feroce convinzione ambientalista.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"position: absolute; left: -10000px; top: 418px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;\">Quando nel 2004 andai a dirigere Liberazione ero sicuro di essere un giornalista libero e innovatore. Venivo da una lunga storia di impegno e di lotte per l\u2019autonomia del giornalismo, combattute all\u2019Unit\u00e0. Volevo rompere gli schemi antichi del leninismo che \u00a0&#8211; assai di pi\u00f9 di quello che sembrasse \u2013 dominava ancora la sinistra radicale ( e forse non solo quella). L\u2019idea del giornalismo \u201corganico\u201d a un partito, e dunque subalterno e vincolato. Vincolato a una certa verit\u00e0, cio\u00e8 a una non verit\u00e0. Pensavo di dover lottare con la redazione. E invece m trovai, a sorpresa, di fronte a una redazione che io mi aspettavo super-comunista e non lo era affatto. Era molto aperta, aveva voglia di discutere tutto, non credeva ai dogmi. Mi trovai in difficolt\u00e0, soprattutto nei primi mesi. Fin\u00ec che il conservatore ero io, ero io che pretendevo qualche rispetto per le tradizioni e per alcune certezze (la storia del movimento operaio, una certa idea della lotta di classe, un punto di vista immobile delle relazioni internazionali). E la redazione mi strattonava e mi diceva che bisognava innovare di pi\u00f9. Io un po\u2019 ero contento, un po\u2019 ero prudente. Credo che il pi\u00f9 spinto sulla linea del rinnovamento, e il pi\u00f9 convinto della necessit\u00e0 di rimettere in discussione tutto, era Ivan. E per questo mi scontrai spesso con lui. Sul mediooriente, sull\u2019ambientalismo, sul ruolo del partito.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"position: absolute; left: -10000px; top: 418px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;\">Il primo grande scontro con lui \u2013 e con Stefania e Guido e qualcun altro \u2013 lo ebbi per via di una vignetta di Enzo Apicella che avevo pubblicato senza obiezioni e fu giudicata da molti antisemita. Io difesi Apicella, mi sembrava che fosse il mio dovere, e Ivan mi attacc\u00f2 molto duramente, diceva che su certi principi non si pu\u00f2 transigere, trattare, che il rischio dell\u2019antisemitismo \u00e8 il pi\u00f9 grave delle conseguenze del dogmatismo. E poi mi ricordo che ancora qualche giorno prima che lui morisse, in riunione di redazione, polemizzammo in modo aspro, brusco, su una questione nella quale la necessit\u00e0 della difesa dell\u2019ambiente \u2013 del mare in quel caso \u2013 entrava in conflitto con gli interessi di un gruppo di lavoratori. Io sostenevo che quando \u00e8 in gioco l\u2019interesse dei lavoratori \u00a0quell\u2019interesse va difeso comunque. Lui diceva di no, pensava che non fosse possibile ricostruire una politica di sinistra, nel terzo millennio, fondandosi solo sulle conquiste del novecento, e sulla certezza \u2013 falsa \u2013 che il movimento operaio possa restare in eterno un baluardo e un moloch.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"position: absolute; left: -10000px; top: 418px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;\">Sono stati anni bellissimi quegli anni passati a Liberazione, e hanno cambiato tutti noi, e hanno cambiato le nostre idee, le certezze, i sentimenti. Questo giornale che leggete ora, \u00e8 frutto di quei pensieri, di quelle discussioni, di quel lavoro. Abbiamo piano piano capito che il punto di rottura andava portato pi\u00f9 avanti. Che c\u2019era bisogno di un giornale completamente libero, capace di ridiscutere tutto, capace di rimettere in moto una capacit\u00e0 di pensiero della sinistra. Un giornale che abbattesse i tab\u00f9, i miti. E tra questi miti anche il mito che la verit\u00e0 non esiste. Non \u00e8 vero che non esiste, \u00e8 vero solo che non conviene a nessuno, cio\u00e8 non conviene agli interessi organizzati, alle lobby, ai partiti.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"position: absolute; left: -10000px; top: 418px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;\">Abbiamo provato a fare quel giornale cambiando Liberazione, ma a un certo punto il partito ha detto basta. Non gli interessava pi\u00f9. Per questo abbiamo fondato L\u2019Altro. Io credo che a Ivan sarebbe piaciuto l\u2019Altro, anche se avrebbe protestato, e strepitato, perch\u00e9 non \u00e8 abbastanza ambientalista.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"position: absolute; left: -10000px; top: 418px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;\">Ho scritto questo articolo, come vedete, \u00a0stando ai fatti, senza commuovermi e senza spingervi alla commozione. Eppure, dopo un anno, ve lo giuro, ogni volta che ripenso a Ivan mi si stringe la gola, mi viene da piangere. Mi commuovo ogni volta, perch\u00e9 mi torna in mente quel suo sorriso un po\u2019 sghimbescio che davvero era irresistibile. Chi lo ha conosciuto lo sa che \u00e8 cos\u00ec. Mi torna in mente la sua arroganza e la sua bont\u00e0.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"position: absolute; left: -10000px; top: 418px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;\">E penso a quante cose non gli ho detto, a quante sono rimaste sottintese, a tutto quello che vorrei discutere con lui.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"position: absolute; left: -10000px; top: 418px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;\">Piero Sansonetti \u00a0(l&#8217;Altro, 19 luglio 2009)<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un anno fa \u00e8 morto Ivan Bonfanti. Noi, che allora lavoravamo a \u201cLiberazione\u201d, non ce lo scorderemo mai quel giorno. Ivan era un giovane giornalista, aveva 37 anni, era follemente innamorato del suo lavoro. Era un tipo speciale, passionale, travolgente, molto sicuro di se. Non era uno che passava inosservato. Stava vivendo una storia d\u2019amore molto grande, con Laura, che lavorava anche lei al giornale. Mi ricordo ancora lo scoppio tragico e innaturale del pianto dirotto di Laura, improvviso, incomprensibile. Laura \u00e8 una donna dolcissima, dolcissima, ma non ti aspetti che pianga. \u00a0Erano le tre del pomeriggio del 19 luglio, eravamo appena tornati dal pranzo e Laura ricevette quella telefonata tremenda, agghiacciante, credo da Dino, dal pap\u00e0 di Ivan. Ivan era andato a Vienna, per il matrimonio di un amico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era molto stanco perch\u00e9 aveva viaggiato, come fanno tutti i trentenni, guidando, per ore e ore, senza riposare, per guadagnare tempo, e poter fare pi\u00f9 cose, sempre sicuro della sua invincibilit\u00e0. In verit\u00e0 Ivan lo sapeva di avere un punto debole. Non so bene che cosa, una specie di flebite alla gamba, cio\u00e8 un grumo di sangue o qualcosa del genere che gli si era formato nella vena e gli dava parecchio fastidio. Mi ricordo che qualche volta, quando giocavamo a pallone insieme, si doveva fermare perch\u00e9 la gamba gli faceva male. Ivan era anche un ottimo giocatore di pallone, un difensore centrale molto robusto e di classe, una volta si sarebbe detto un \u201dlibero\u201d. Era alto pi\u00f9 di un metro e ottanta, atletico, muscoloso. Per\u00f2 quel grumo di sangue era pericoloso, e i dottori glielo avevano detto. Doveva stare attento e prendere delle pillole. Ma Ivan, come tutti i trentenni, se ne fregava. Quella mattina, se ho capito bene, credo dopo la cerimonia, mentre stava per andare a mangiare, il grumo si vendic\u00f2. Sal\u00ec dalla gamba e fin\u00ec al cuore e al cervello. Ivan fu stroncato da un embolo. Perse subito i sensi, mor\u00ec in pochi minuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 vi racconto di Ivan Bonfanti? Perch\u00e9 nella storia del picciolo gruppo di giornalisti che ora \u00e8 la redazione dell\u2019Altro (e di tanti altri amici e compagni che sono a Liberazione) Ivan ha un ruolo importante. Dopo la sua morte mi sono accorto che lui era stato una figura decisiva nella mia formazione professionale. Anche se era molto pi\u00f9 giovane di me. Era un po\u2019 il simbolo dell\u2019esperimento di giornalismo di partito, di sinistra, impegnato e liberale che portammo avanti a Liberazione per circa quattro anni, e che fin\u00ec male. E\u2019 stato una figura decisiva per due ragioni. La prima \u00e8 il suo spirito anarchico. Proprio anarchico: non voleva governare e non voleva essere governato. La seconda \u00e8 la sua feroce convinzione ambientalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando nel 2004 andai a dirigere Liberazione ero sicuro di essere un giornalista libero e innovatore. Venivo da una lunga storia di impegno e di lotte per l\u2019autonomia del giornalismo, combattute all\u2019Unit\u00e0. Volevo rompere gli schemi antichi del leninismo che \u00a0&#8211; assai di pi\u00f9 di quello che sembrasse \u2013 dominava ancora la sinistra radicale ( e forse non solo quella). L\u2019idea del giornalismo \u201corganico\u201d a un partito, e dunque subalterno e vincolato. Vincolato a una certa verit\u00e0, cio\u00e8 a una non verit\u00e0. Pensavo di dover lottare con la redazione. E invece m trovai, a sorpresa, di fronte a una redazione che io mi aspettavo super-comunista e non lo era affatto. Era molto aperta, aveva voglia di discutere tutto, non credeva ai dogmi. Mi trovai in difficolt\u00e0, soprattutto nei primi mesi. Fin\u00ec che il conservatore ero io, ero io che pretendevo qualche rispetto per le tradizioni e per alcune certezze (la storia del movimento operaio, una certa idea della lotta di classe, un punto di vista immobile delle relazioni internazionali). E la redazione mi strattonava e mi diceva che bisognava innovare di pi\u00f9. Io un po\u2019 ero contento, un po\u2019 ero prudente. Credo che il pi\u00f9 spinto sulla linea del rinnovamento, e il pi\u00f9 convinto della necessit\u00e0 di rimettere in discussione tutto, era Ivan. E per questo mi scontrai spesso con lui. Sul mediooriente, sull\u2019ambientalismo, sul ruolo del partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo grande scontro con lui \u2013 e con Stefania e Guido e qualcun altro \u2013 lo ebbi per via di una vignetta di Enzo Apicella che avevo pubblicato senza obiezioni e fu giudicata da molti antisemita. Io difesi Apicella, mi sembrava che fosse il mio dovere, e Ivan mi attacc\u00f2 molto duramente, diceva che su certi principi non si pu\u00f2 transigere, trattare, che il rischio dell\u2019antisemitismo \u00e8 il pi\u00f9 grave delle conseguenze del dogmatismo. E poi mi ricordo che ancora qualche giorno prima che lui morisse, in riunione di redazione, polemizzammo in modo aspro, brusco, su una questione nella quale la necessit\u00e0 della difesa dell\u2019ambiente \u2013 del mare in quel caso \u2013 entrava in conflitto con gli interessi di un gruppo di lavoratori. Io sostenevo che quando \u00e8 in gioco l\u2019interesse dei lavoratori \u00a0quell\u2019interesse va difeso comunque. Lui diceva di no, pensava che non fosse possibile ricostruire una politica di sinistra, nel terzo millennio, fondandosi solo sulle conquiste del novecento, e sulla certezza \u2013 falsa \u2013 che il movimento operaio possa restare in eterno un baluardo e un moloch.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono stati anni bellissimi quegli anni passati a Liberazione, e hanno cambiato tutti noi, e hanno cambiato le nostre idee, le certezze, i sentimenti. Questo giornale che leggete ora, \u00e8 frutto di quei pensieri, di quelle discussioni, di quel lavoro. Abbiamo piano piano capito che il punto di rottura andava portato pi\u00f9 avanti. Che c\u2019era bisogno di un giornale completamente libero, capace di ridiscutere tutto, capace di rimettere in moto una capacit\u00e0 di pensiero della sinistra. Un giornale che abbattesse i tab\u00f9, i miti. E tra questi miti anche il mito che la verit\u00e0 non esiste. Non \u00e8 vero che non esiste, \u00e8 vero solo che non conviene a nessuno, cio\u00e8 non conviene agli interessi organizzati, alle lobby, ai partiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo provato a fare quel giornale cambiando Liberazione, ma a un certo punto il partito ha detto basta. Non gli interessava pi\u00f9. Per questo abbiamo fondato L\u2019Altro. Io credo che a Ivan sarebbe piaciuto l\u2019Altro, anche se avrebbe protestato, e strepitato, perch\u00e9 non \u00e8 abbastanza ambientalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho scritto questo articolo, come vedete, \u00a0stando ai fatti, senza commuovermi e senza spingervi alla commozione. Eppure, dopo un anno, ve lo giuro, ogni volta che ripenso a Ivan mi si stringe la gola, mi viene da piangere. Mi commuovo ogni volta, perch\u00e9 mi torna in mente quel suo sorriso un po\u2019 sghimbescio che davvero era irresistibile. Chi lo ha conosciuto lo sa che \u00e8 cos\u00ec. Mi torna in mente la sua arroganza e la sua bont\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E penso a quante cose non gli ho detto, a quante sono rimaste sottintese, a tutto quello che vorrei discutere con lui.<\/p>\n<p>Piero Sansonetti \u00a0(l&#8217;Altro, 19 luglio 2009)<\/p>\n<div><\/div>\n<p><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un anno fa \u00e8 morto Ivan Bonfanti. Noi, che allora lavoravamo a \u201cLiberazione\u201d, non ce lo scorderemo mai quel giorno. Ivan era un giovane giornalista, aveva 37 anni, era follemente innamorato del suo lavoro. 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