{"id":1161,"date":"2008-07-22T20:33:03","date_gmt":"2008-07-22T20:33:03","guid":{"rendered":"https:\/\/associazioneivanbonfanti.org\/?p=1161"},"modified":"2023-06-16T20:43:58","modified_gmt":"2023-06-16T20:43:58","slug":"ogni-volta-che-penso-a-ivan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/associazioneivanbonfanti.org\/index.php\/2008\/07\/22\/ogni-volta-che-penso-a-ivan\/","title":{"rendered":"Ogni volta che penso a Ivan.."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"> (22\/07\/2008 &#8211; 19:25)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni volta che penso a Ivan, cos\u00ec come ogni volta che l&#8217;ho fatto in questi anni, la prima espressione che mi si affaccia alla mente \u00e8 &#8220;fratello maggiore&#8221;. So che condivido con molti questa consapevolezza, ma per ognuno ha un significato diverso, e una ragione particolare, e<br>sento come un dovere il fatto di spiegarla.<br><br>Non solo per l&#8217;affetto che non ha bisogno di spiegazioni, come tra fratelli. E non solo per l&#8217;anno di differenza, o per il fatto che messi accanto sembravamo un ramo appoggiato ad un armadio a due ante.<br>Intendo una persona che trova sempre il modo giusto per parlarti; sa quando \u00e8 il caso di tacere e quando intervenire, anche se non lo chiedi; che sa quando \u00e8 il caso di incoraggiarti e quando al contrario deve contestarti anche duramente, se vede che sbagli, ma senza nasconderti l&#8217;affetto che sta dietro le critiche; e lo fa perch\u00e9 crede che, tutto sommato, con qualche aggiustamento, puoi riprendere la direzione giusta.<br><br>Un atteggiamento coraggioso che richiedeva, pretendeva, anche nei suoi confronti, senza sconti. Come quando mi chiese un parere su un suo articolo, che mi era piaciuto molto; e durante il mio commento mi interruppe, dicendomi &#8220;\u00e8 inutile che mi dici quello che va bene, non<br>mi serve a niente; mi devi dire quello che non va&#8221;.<br><br>Non so perch\u00e9, ma lui con me \u00e8 stato sempre cos\u00ec. Non \u00e8 facile dire quanto fosse inestricabile, e prezioso, l&#8217;intreccio di sincerit\u00e0, quasi dura, e di dolcezza, con le quali faceva capire come la pensava, sul mondo in generale e su quanto facevo e gli dicevo. Erano scossoni salutari, ogni volta, di quelle potature che poi ti fanno crescere pi\u00f9 forte. Di quelle che ti d\u00e0 un fratello, appunto, che sa di essere arrivato prima di te a certe conclusioni, ad una consapevolezza<br>decisa, e sa che questo comporta la responsabilit\u00e0 di richiederla negli altri, questa consapevolezza, e di condividerla. E lo sa fare, sia con l&#8217;esempio che con il racconto. E anche con il piacere dell&#8217;esempio e del racconto; come i maestri, veri.<br><br>Tutto questo, per me, nonostante non si trattasse di episodi frequenti. Vite diverse, incontri non quotidiani, forse proprio per questo ancora pi\u00f9 intensi. Da ripensarci per i giorni e i mesi<br>successivi, a lungo.<br><br>Un mese di Interrail, dopo la maturit\u00e0, in giro per l&#8217;Europa come matti a parlare della costruzione delle nostre vite per i successivi cent&#8217;anni (almeno cos\u00ec speravamo), a qualsiasi ora del giorno e della notte; o cinque giorni alle Eolie, a Ginostra, l&#8217;anno scorso; a fare<br>lo stesso, ancora, incredibilmente, come allora, solo con un sacco pi\u00f9 pesante sulle spalle, ognuno il proprio; e il suo era ricolmo di esperienze, e di saggezza. E le cene in terrazza. E ogni volta riscoprivo la passione nelle cose che faceva, faticosa (perch\u00e9 non nascondeva il prezzo delle scelte) e leggera al tempo stesso, come di chi sa che ha scelto di diventare quello che voleva e ci \u00e8 riuscito, nonostante le difficolt\u00e0 e le contingenze.<br><br>Quel suo modo di dire, ogni volta che stava per affermare qualcosa di deciso, &#8220;senza voler dare lezioni a nessuno&#8221;; quel modo di dire era la premessa pi\u00f9 convincente per fermarsi a pensare alle sue parole; perch\u00e9 davvero non voleva dare nessun tipo di lezione, voleva solo condividere la propria visione del mondo; un&#8217;ulteriore manifestazione di generosit\u00e0, tra le tante. E proprio per questo lo ascoltavi, e al di l\u00e0 delle opinioni, anche magari diverse, ti rendevi conto di quanto avesse ragione a mettere in evidenza quali fossero le cose importanti, e quanto fosse essenziale non perdersi in cortine fumogene, fosse anche solo per pudore, nel dire e nel fare quello che ognuno dice e fa.<br><br>Per tutto questo, ammesso che sia possibile, si deve cercare di dare un senso a questo dolore, e di portare Ivan con s\u00e9, ogni giorno. Ma per quanto mi riguarda non voglio che siano ricordi. Quelli non me li pu\u00f2 togliere nessuno. Voglio che sia futuro; quello che gli \u00e8 stato negato, ci \u00e8 stato negato, ma che \u00e8 possibile riprenderci, e che gli dobbiamo.<br><br>Non saranno altre cene, altri viaggi, altri racconti. N\u00e9 i figli che, come noi, come diceva ridacchiando, avrebbero dovuto trovarsi nella stessa classe per potersi passare i compiti. Ma sar\u00e0 comunque futuro.<br><br>Per la gratitudine, continuamente rinnovata, ogni volta che penser\u00f2 a lui. E se solo riusciremo a metterci in gioco, ognuno come potr\u00e0, anche solo un poco di pi\u00f9 del solito, cercando di avvicinarci alla sua irresistibile e dolcissima forza, vorr\u00e0 dire che Ivan ci avr\u00e0 fatto l&#8217;ultimo regalo, il pi\u00f9 prezioso.<br><br>Di cui essergli grati, ancora una volta, per tutto il tempo a venire.<br><br>Francesco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(22\/07\/2008 &#8211; 19:25) Ogni volta che penso a Ivan, cos\u00ec come ogni volta che l&#8217;ho fatto in questi anni, la prima espressione che mi si affaccia alla mente \u00e8 &#8220;fratello maggiore&#8221;. 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