{"id":1207,"date":"2008-07-23T21:19:31","date_gmt":"2008-07-23T21:19:31","guid":{"rendered":"https:\/\/associazioneivanbonfanti.org\/?p=1207"},"modified":"2023-06-16T21:21:59","modified_gmt":"2023-06-16T21:21:59","slug":"ivan-era-speciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/associazioneivanbonfanti.org\/index.php\/2008\/07\/23\/ivan-era-speciale\/","title":{"rendered":"Ivan era speciale&#8230;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-left\">Ivan era speciale, non c&#8217;\u00e8 bisogno che lo dica a voi, che lo conoscevate meglio di me.<br>Anche se poi nessuno, forse, conosceva bene Ivan. Era troppo complicato, troppo imprevedibile.<br>Era coraggioso, era anticonformista, era un idealista,\u00a0 aveva dei grandi valori.<br>Ivan non ha mai creduto che i grandi valori, le idee, fossero merce. Che si potessero comprare gi\u00e0 pronti, che si potessero prendere in eredit\u00e0, trasportare da un libro.<br>Cambiare, negoziare, congelare. Non ha mai pensato neppure che i valori fossero sacri. Credo che Ivan<br>pensasse che niente \u00e8 sacro. Non sopportava il sacro. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ivan pensava che le idee e i valori vengono da noi, dalla nostra capacit\u00e0 di pensare, di discutere, di guardare la\u00a0 realt\u00e0. Servono a non vivere da soli, servono a pensare alla collettivit\u00e0, al<br>sociale, al futuro. Servono a respirare, ad amare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Cosa era per Ivan il sociale, il futuro?<br>Credo che per lui fosse la fratellanza, la sorellanza. Gli esseri umani, gli animali, le piante, il pianeta, le persone che verranno ad abitare la terra nei secoli venturi. Il sociale, il futuro, erano una cosa sola: come salvare la vita di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ivan amava il nuovo. A lui piaceva inventare, cercare, sperimentare.<br>Non gli piaceva ripetere: ripetere parole, immagini, schemi, gerghi. Non amava i luoghi chiusi, i pensieri chiusi, le cupezze, gli alambicchi. Credo che Ivan amasse soprattutto vivere, e non nascondersi dietro la vita, e non gettare via la vita, nei calcoli, nelle certezze degli altri, nei percorsi obbligati.<br>Per\u00f2 Ivan era pieno di certezze sue. Non lasciava che fossero rose dal dubbio.<br>Le difendeva, le rafforzava con la sua passione, con la sua irruenza,<br>con la polemica. Ma anche con quella dote che lo rendeva davvero amabile, dolcissimo:<br>l&#8217;ironia, la grande ironia, la risata, lo sberleffo, il sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>L&#8217;ho conosciuto quattro anni fa. Non \u00e8 stato facile il rapporto con lui. Ivan non era una persona facile. Era irascibile, era burbero, gli piaceva avere ragione. Non era accomodante. Ho litigato tante volte con Ivan. Non ho litigato quasi mai con nessuno, in redazione, Ivan \u00e8 uno dei pochi.<br>Perch\u00e9 lui non ti lasciava scampo, non ti permetteva la mediazione, o l&#8217;aggiramento del problema, o il rinvio. Voleva che si affrontasse, che emergessero i dissensi, che si stabilisse chi aveva ragione e chi torto, voleva convincerti. E ti diceva in faccia tutte le cose che non sopportava. Non sopportava<br>il veteromarxismo di alcuni di noi, per esempio, la vecchiezza operaista, non sopportava la poca passione per l&#8217;ambiente, non sopportava il politicismo, lo slang dei palazzi, quella visione del mondo che considera i partiti la chiave dell&#8217;esistenza, che considera l&#8221;economia il\u00a0 motore di tutto, la padrona delle idee non sopportava il sessantottismo, la subalternit\u00e0 ai maestri, ai<br>filosofi, ai mostri sacri, ai leader. Non sopportava il manicheismo: l\u00ec il giusto, l\u00ec lo sbagliato. Lui preferiva verificare, controllare. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ivan adorava il giornalismo. Era ammalato di giornalismo.<br>Molti di noi lo sono. E come tutti quelli che sono affetti da questa malattia, Ivan odiava<br>anche il giornalismo. Non ammetteva la burocrazia giornalistica, la frase fatta, il copia<br>incolla, la trascrizione dell&#8217;agenzia. Aveva i suoi miti: Il viaggio, il reportage, il giornalismo dal fronte. Sognava di poter fare il corrispondete dal medio oriente. Stava stretto a Liberazione. Per\u00f2 credo che amasse anche questo giornale: le sue grandi libert\u00e0, le sue discussioni, il suo<br>collettivo. Tante cose di lui non le ho mai capite. Le persone ricche, forti, passionali, \u00e8 difficile capirle bene. Ho capito che lavorare senza di lui sar\u00e0 una impresa titanica.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Era unico, cio\u00e8 era insostituibile. Vedete: non \u00e8 una frase fatta. E&#8217; cos\u00ec: non lo si pu\u00f2 sostituire.<br>Daniele, scherzando, canzonadolo, lo chiamava il gioiellino di bari vecchia. Diceva che era come Cassano: fuoriclasse e impossibile da disciplinare. Non c&#8217;\u00e8 nessuno, tra di noi, che abbia la stessa forza di spirito critico, la stessa testardaggine, la stessa capacit\u00e0 di lottare per il<br>suo punto di vista, la stessa passione. E poi non c&#8217;\u00e8 nessuno che abbia il suo sorriso, la sua dolcezza di bambino.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Vorrei solo un momento rivolgermi a Laura, perch\u00e9 in questi giorni ho<br>pensato tantissimo a lei, al suo dolore e alla sua tenerezza.<br>Tutti noi al giornale, Laura, abbiamo pensato molto a te, abbiamo parlato di te.<br>Dell&#8217;amore cos\u00ec bello tra te e Ivan, del tuo dolore cos\u00ec grande, cos\u00ec<br>irreparabile, definitivo. Ti vogliamo molto bene, faremo di tutto per aiutarti. In questi giorni abbiamo sofferto con te, abbiamo pianto con te, ci siamo disperati con te. Continueremo a farlo. Non vogliamo dimenticare Ivan, non vogliamo che tu dimentichi Ivan, non vogliamo neanche<br>cancellare questo dolore. Vogliamo viverlo insieme a te, vogliamo piangere con te e ridere con te.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Cara Francesca, Caro Dino, non ho il coraggio neppure di guardarvi negli occhi. Ho paura di guardarvi negli occhi, di rivolgervi la parola. Vorrei che voi non foste cos\u00ec disperati, vorrei che riusciste a<br>sentirvi addosso tutta la leggerezza di Ivan, la sua ironia, la sua capacit\u00e0 di sdrammatizzare.<br>Lo so che non \u00e8 possibile. Sappiate solo che tutti noi del giornale vi siamo infinitamente grati<br>per averci dato Ivan. Che per noi \u00e8 stato un enorme privilegio lavorare con lui, giocare con<br>lui, scherzare con lui, litigare con lui. Gli abbiamo davvero voluto bene, davvero era nostro fratello, come abbiamo scritto cento volte, in questi giorni, su Liberazione. E anche voi, Dino e Francesca siete nostri fratelli, e anche a voi vogliamo bene, e ci piacerebbe parlare con voi, scherzare con voi<br>litigare con voi.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ciao Ivan. Non ti preoccupare, la pagina degli animali continueremo a<br>farla. E pensando a te saremo pi\u00f9 ambientalisti di prima, pi\u00f9 giornalisti\u00a0 di prima e pi\u00f9 anticlericali. Va bene?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Piero Sansonetti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ivan era speciale, non c&#8217;\u00e8 bisogno che lo dica a voi, che lo conoscevate meglio di me.Anche se poi nessuno, forse, conosceva bene Ivan. 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